Un anno,era passato un anno da quella favolosa avventura.
Jean non voleva crederci,ma era andata proprio così.

L'INCONTRO

by Mimmo


Le Havre,una mattina di primavera del 1891.

Un sole raggiante splendeva sulla campagna parigina,un'immensa distesa verde ripagava gli occhi del duro inverno trascorso.A casa dei signori Raltique un grammofono faceva risuonare nell'aria una melodia triste,due semplici accordi di pianoforte che si trasformavano in un canto struggente.
Jean era alla finestra,guardava sbocciare una rosa rossa coltivata da sua zia nel giardino del retro.
"Se Nadia fosse qui con me..."
Nadia.
Quel nome,quel volto,ritornavano sempre nella sua mente.
Che fine ha fatto? Con chi vive adesso? Ha una casa? E' tornata a lavorare al circo?
Tante domande senza risposta affollavano la sua testa,creando un rompicapo di sentimenti e paure.
Ogni tanto una piccola lacrima scendeva sulla sua guancia ancora rossa dall'emozione di quei ricordi.
L'incontro sulla Senna.
La fuga dal trio Grandis.
Il tuffo dall'alto del Retan.
Il rifugio a Le Havre.
La torre di Babele.
Il Nautilus.
Il capitano Nemo,Electra,Echo.
L'isola di Lincoln.
Il Noè Rosso.
La minaccia di NeoAtlantide.
Tanti troppi ricordi,momenti vissuti nel pieno di un età difficile che lo avevano aiutato a crescere e a maturare.
In cuor suo temeva che un giorno o l'altro tutto questo sarebbe svanito,come in un sogno,un sogno vissuto intensamente.
E i sogni vissuti intensamente non si dimenticano mai.
Mai.
Jean promise a se stesso che non avrebbe mai dimenticato quell'incredibile avventura,quel fantastico viaggio...
si,un viaggio fantastico,un viaggio che avrebbe voluto ripetere all'infinito,in compagnia di lei.
Nadia.
Quanti momenti avevano trascorso insieme,attimi che avrebbe voluto fossero durati un'eternità.
"Jean! Apparecchia la tavola,è quasi pronto!"
"Arrivo",disse distrattamente,con la mente altrove.

"Siamo sicuri che la casa sia questa?",disse Sanson.
"Ne sono sicura".
"Sei sicura di quello che stai facendo...Nadia?"
"Si,Rebecca,lo sono...o almeno credo".
"Capo non abbiamo molto tempo",interruppe Sanson,"ci avranno notato tutti..."
"Per quel che mi riguarda",disse Rebecca,"il Retan è una macchina come tutte le altre,forse con qualche cilindrata in più!"
"E come spiegheremo alle autorità quel sorpasso spericolato sulla Senna?"
"Questo,miei cari,sono affari che al momento non mi riguardano.Fateci scendere,per favore!"
"Subito capo!"
Nadia e Rebecca scesero lentamente i gradini del gigantesco trabiccolo,casa Raltique distava circa trenta metri.
"Allora,Nadia,sii veloce e..."
"Farò del mio meglio",sorridendo a Rebecca.
"Nadia,sono fiera di te.Chissà quanto avrà sentito la tua mancanza..."
"Tantissimo,anch'io..."
Nadia si diresse verso la casa,ma poco prima che bussasse alla porta si voltò di scatto,impaurita.
Temeva che Rebecca l'abbandonasse,che il Retan se ne fosse già andato.
E invece,con sua grande commozione,vide il trio in posizione trionfale augurargli la buona sorte con le dita a mò di vittoria.
Stava per bussare alla porta quando sentii la sua voce.
"Ma come,stendere il bucato prima di andare a mangiare? Ma zia...e vabbene,torno subito"
Era la sua voce.
Era lui.
Era Jean.
Nadia sentii un nodo alla gola,le gambe tremavano e gli occhi stavano per riempirsi di lacrime.
Riuscii a trattenersi,fece il giro della casa e si ritrovò nel giardino.
Una fila di rose rosse dondolava al ritmo della dolce brezza primaverile.
A passo felpato,Nadia si avvicinò pian piano alle sue spalle.
Jean aveva appena finito di stendere un lenzuolo e stava per voltarsi,quando sentii quella voce.

"Jean..."
Il ragazzo fu come scosso da un brivido elettrico lungo la spina dorsale.
Riusciva a sentire il battito delle sue ciglia nervose,la lingua che inciampava sul palato,un esplosione di rossore sul viso.
Credette di essere morto,come quella volta che fu ucciso da Argo,e poi di risorgere lentamente,dall'oblio della solitudine nel quale era caduto.
"Nadia...dimmi che non è..."
Gli occhi di Jean erano gonfi di lacrime.
"Non è un sogno,Jean" disse lei singhiozzando,"sono qui"
"Nadia!"
"Oh,Jean!"
E' impossibile descrivere un momento del genere.
E' come se il tempo si fosse fermato all'improvviso,senza alcun intervento delle forze che regolano l'universo.
Ti volti,ed è come se la Vita si fosse incarnata nella forma dell'Amore,quella forza indistruttibile ed eterna che da senso alla tua esistenza e ti fa sentire parte di un mondo che finalmente ti appartiene,e di cui tu sei il re,anche se per poco.
I due si abbracciarono,calde lacrime solcavano i loro visi,si guardarono negli occhi,sguardi profondi come abissi,piccolissimi momenti di imbarazzo e stupore,il tutto sugellato con un bacio,un bacio lunghissimo che forse non avrebbe mai avuto fine.

"Quel ragazzo ci sa proprio fare",disse Sanson con il suo sorriso da canaglia.
"Eh già",sospirò timidamente Hanson.
Rebecca lasciò cadere lentamente le lacrime,sperando che i due non si accorgessero del deterioramento del suo trucco.
"Avranno molte cose di cui parlare",disse con tono da vero capitano.
"E noi aspetteremo!",risposero i due.
"Aspetteremo,anche se dovessimo aspettare tutto il tempo del mondo".

FINE



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